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[Fotografi] Paolo Pellegrin

Paolo Pellegrin
Paolo Pellegrin, Jenin, Palestina (2002)

Si legge anche su Wikipedia che Paolo Pellegrin (Roma, 1964) aveva iniziato la Facoltà di Architettura all’Università la Sapienza di Roma per seguire la tradizione familiare e diventare come i genitori un architetto… Ma poi, come talvolta accade, i percorsi della vita prendono strade completamente diverse da quelle che erano state pensate per noi, ed infatti non finisce mai l’università perché decide di iscriversi ad una scuola di fotografia. La sua scelta, coraggiosa, verrà ampiamente ripagata con numerosi riconoscimenti. Oggi è membro effettivo di Magnum Photos dal 2005.

Moments after an Israeli air strike destroyed several buildings in Dahia. Beirut. August 2006

A me piace Pellegrin anche se sembra apparentemente lontano dal mio “mondo” perché le sue fotografie dicono fino ad un certo punto, parlano con voce forte e decisa, per poi dare spazio al pensiero e al sentire di chi in quel momento sta guardando. Generano interrogativi e dubbi che promuovono una riflessione personale, sono foto che danno la mano e conducono in un viaggio interiore.

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Benché il dolore, la guerra, le atrocità che vengono registrati da Pellegrin siano presenti in maniera drammaticamente potente, in ogni sua immagine riesce, attraverso l’uso del tempo e della luce, a lasciare sempre qualcosa in sospeso, come in una sorta di pudore a voler mostrare tutto, troppo.

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Le sue fotografie mi fanno venire in mente le parole che tanto mi hanno colpita quando ho letto per la prima volta un libro di Roland Barthes: La Camera Chiara – Nota sulla Fotografia (Piccola Biblioteca Einaudi). In questo fantastico saggio Barthes tra le altre cose fa distinzione tra ciò che è “studium” e ciò che è “punctum” in una fotografia e come questi due elementi, talvolta combinati insieme, suscitino l’interesse del fruitore dell’immagine.

Civilians arrive in Tyre after fleeing their villages in southern Lebanon during Israeli airstrikes. 2006

Lo studium è “l’applicazione ad una cosa, il gusto per qualcuno, ma senza particolare intensità. È attraverso lo studium che io mi interesso a molte fotografie, sia che le recepisca come testimonianze politiche, sia che le gusti come buoni quadri storici […]. Il secondo elemento viene ad infrangere (o a scandire ) lo studium. Questa volta, non sono io che vado in cerca di lui (dato che investo della mia superiore coscienza il campo dello studium), ma è lui, che partendo dalla scena, come una freccia, mi trafigge. […] Chiameremo questo secondo elemento che viene a disturbare lo studium, punctum […]”.

Ecco, io sono “punta” dalle fotografie di Pellegrin in quanto, quella sorta di indefinibilità visiva che scaturisce da una realtà ineluttabile, evoca in me quel turbamento necessario per l’inizio di un dubbio, di un pensiero, di un viaggio interiore.

E in questo sta – secondo me – la potenza di alcune fotografie.

Giulia Efisi

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One Thought to “[Fotografi] Paolo Pellegrin”

  1. Un post interessante e ben scritto, come tutti i post della serie [Fotografi]!