L’eroe zoppo che fermò un impero: Blas de Lezo e Cartagena
Quando si arriva a Cartagena de Indias, sulla costa caraibica della Colombia, si percepisce subito una certa teatralità. Le sue mura possenti, le piazze illuminate da lampioni gialli, le case coloniali dai balconi fioriti: tutto sembra tratto da un romanzo storico. E in effetti qui, nel 1741, si è consumato uno degli scontri più epici e meno conosciuti della storia mondiale. Protagonista: Blas de Lezo, l’ammiraglio spagnolo soprannominato “Mezz’uomo”.
Un appellativo non proprio gentile, ma terribilmente accurato.
Un uomo consumato dalle battaglie
Blas de Lezo era nato nei Paesi Baschi nel 1689 e, già adolescente, serviva la Marina spagnola. Un cannone lo rese zoppo durante la guerra di successione spagnola. Qualche anno dopo, una pallottola lo lasciò senza un braccio. E non contento, perse anche l’uso di un occhio durante un’altra battaglia.
Eppure, non smise mai di combattere. In un’epoca in cui l’eroismo si misurava in cicatrici, Blas de Lezo era un monumento vivente.
La tempesta arriva dall’Inghilterra
Nel 1741, la Spagna viveva un momento di fragilità coloniale. L’Inghilterra voleva approfittarne, desiderosa di imporsi nei Caraibi. Così inviò una delle flotte più grandi mai salpate: si parla di 180 navi, circa 23.000 uomini, guidati dall’ammiraglio Edward Vernon.
Cartagena, porto strategico dell’impero spagnolo, era l’obiettivo. E a difenderla c’erano in tutto circa 3.600 uomini tra spagnoli e creoli… e Blas de Lezo.
Sì, la sproporzione era pesante.
La battaglia di Cartagena de Indias
Quello che accadde nella primavera del 1741 è storia documentata, ma sembra una sceneggiatura hollywoodiana.
Le truppe di Vernon sbarcarono e riuscirono inizialmente a conquistare alcune posizioni. Ma Lezo giocò d’astuzia: ordinò di affondare deliberatamente alcune navi nel porto per ostacolare le manovre britanniche, sfruttò la conformazione del terreno, e mantenne una disciplina ferrea nei momenti più disperati.
La resistenza si concentrò infine al Castillo de San Felipe de Barajas, oggi una delle attrazioni più impressionanti da visitare a Cartagena. È una fortezza in pietra che domina la baia, un labirinto di tunnel, bastioni e passaggi che raccontano ancora la tensione di quei giorni.
Vernon era convinto di vincere facilmente. Iniziò perfino a far coniare in patria medaglie celebrative della “presa” di Cartagena… peccato che la città non cadde mai.
Dopo settimane di assalti falliti, perdite enormi e un’epidemia di malattie tropicali che decimò gli inglesi, Vernon ritirò la flotta. Umiliato, tornò in patria senza gloria.
Cartagena era salva. Il tutto grazie a un uomo che, fisicamente, era metà ma, strategicamente, valeva per dieci.
Un eroe dimenticato… e ritrovato
Curiosamente, Blas de Lezo non ebbe una celebrazione immediata. Morì pochi mesi dopo la vittoria, forse di malattia contratta durante l’assedio. Per decenni, la sua storia rimase in ombra, anche per motivi politici: la corona spagnola non aveva scelto lui per la difesa della città e, dopo la vittoria, la narrazione ufficiale fu imbarazzante da gestire.
Ma la memoria popolare non dimentica facilmente. Oggi, sia in Spagna sia in Colombia, Blas de Lezo è riconosciuto come uno dei più grandi strateghi navali della storia europea.
Cartagena oggi: una città che porta ancora le sue cicatrici
Visitare Cartagena oggi significa camminare in un museo vivente:
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Le mura difensive sono tra le meglio conservate delle Americhe.
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Il Castillo de San Felipe offre una vista incredibile sulla baia; con una guida locale è possibile seguire i percorsi esatti della difesa e scoprire i tunnel usati per confondere gli attaccanti.
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Nel quartiere di Getsemaní, colorato e ribelle, puoi immaginare l’aria vibrante della città durante l’assedio.
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Nel centro storico, le piazze portano ancora i nomi degli uomini che contribuirono alla resistenza.
E, per i più curiosi, una statua moderna di Blas de Lezo ricorda ai visitatori la sua figura: piccola, curva, ma con lo sguardo fiero.
Perché questa storia parla ancora ai viaggiatori?
Perché Cartagena non è solo un luogo bellissimo. È un luogo vissuto, modellato dal coraggio e dalla determinazione. La sua atmosfera romantica e teatrale non è una costruzione turistica: nasce dalle storie di chi l’ha difesa, costruita, reinventata.
E la vicenda di Blas de Lezo ci ricorda che a volte la grandezza non sta nella forza, ma nella resilienza.
E che dietro ogni città che visitiamo si nasconde sempre un racconto epico, basta fermarsi ad ascoltarlo.






